Manifesto del duca di Toscana su Lucca

Manifesto del duca di Toscana sull’annessione del ducato di Lucca

NOI LEOPOLDO II
PER LA GRAZIA DI DIO
PRINCIPE IMPERIALE D’AUSTRIA, PRINCIPE REALE D’UNGHERIA E DI BOEMIA
ARCIDUCA D’AUSTRIA, GRANDUCA DI TOSCANA, DUCA DI LUCCA EC. EC. EC.
Il giorno in cui la più gran parte della gente toscana può comporre uno stato solo, è venuto. Iddio non permise che questa unione avvenisse in quei tempi infelici quando l’ingrandirsi degli stati, fatto per guerre e per vie di sangue, aveva le forme e gli effetti della conquista. Questa unione si compie ora pacificamente come ricongiunzione di figli di una stessa famiglia. E tale avvenimento non è accompagnato neppure dal lutto dei principi, perché i trattati ricevono l’esecuzione, vivente S. M. la duchessa di Parma, e perché S. A. R, Carlo Lodovico duca di Lucca ha magnanimamente posposto ogni personale riguardo a quel bene che i lucchesi potevano ottenere dall’essere uniti agli altri fratelli toscani, e dall’esserlo in questo punto in cui ci occupiamo d’importanti riforme, delle quali potranno subito profittare.
Lucchesi, voi non entrate in una famiglia nuova, ma accrescete e fortificate una famiglia antica, la quale gode finalmente di vedere i suoi membri raccolti sotto le medesime leggi, partecipare ai medesimi benefizii, Come è comune la loro origine, come fu simile il loro corso civile, come è indivisi bile la loro sorte; cosi oramai sarà eguale il loro politico reggimento, sa ranno identiche le cagioni del loro miglior avvenire. La natura li fece fratelli nell’istessa contrada; la legge li fa ora cittadini della patria medesima.
Noi, quantunque sentiamo profondamente che l’accrescimento dello stato dalla Provvidenza commesso al nostro governo non sia che un accrescimento di cure e di doveri, crediamo obbligo nostro di anticipare a noi questo peso, e anticipare ai nostri nuovi ed agli antichi sudditi quel benefizio, il quale dalla concordia di una leale obbedienza confidiamo che debba derivare egualmente su tutti. Ad ottenere il qual fine, noi speriamo che il peso dell’amministrazione novella ci sarà alleggerito dal senno dei magistrati, dalla fedeltà delle milizie, dallo zelo perseverante della guardia civica, dalla patria carità dei sacerdoti, dalla civile esperienza dei patrizi, dalla severa scienza dei dotti, dall’esemplare industria di un popolo celebrato per cittadina operosità.
Visto pertanto l’atto di abdicazione e rinunzia emesso in Modena a nostro favore il 5 dell’andante dall’amatissimo nostro cugino S. A. R. l’infante Don Carlo Lodovico di Borbone duca di Lucca, e per il quale viene ad essere immediatamente trasferita in noi la sovranità di questo stato a forma dell’art. 109 dell’atto del congresso di Vienna, e del trattato di Firenze del 28 novembre 1844: dichiariamo di assumerne pienamente il governo, ed a quest’effetto incarichiamo di prenderne in nostro nome il formale possesso il nostro consigliere intimo attuale di stato e cavaliere grati croce marchese Pier Francesco Rinuccini, che deputiamo a ricevere i soliti omaggi e giuramenti d’inaugurazione da tutte le magistrature ed autorità costituite della città e territorio di Lucca.
Lucchesi, un’era nuova comincia per la Toscana, e sarà gloria vostra accertarla stringendovi fraternamente con gli altri buoni e fedeli toscani intorno al vostro principe e padre, perché possa beneficarvi tutti indistintamente, come se non mai fossimo stati disgiunti, e come destinati oramai ad essere inseparabili.

Dato l’un di ottobre 1847.
LEOPOLDO.
V. F. Cempini.
L. ALBIANI.

/ 5
Grazie per aver votato!

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *