Ordinamento della Leva in massa

Proclamazione e ordinamento della Leva in massa

1° agosto 1848.
COMITATO DI PUBBLICA DIFESA
Constando che il nemico ha in varii punti passato l’Oglio e minaccia la strage e la ruina al nostro territorio;
31 Luglio – 1° Agosto 1848
Per salvare la patria, per salvare il nome italiano, per salvare le nostre famiglie, le nostre chiese dalle ingorde depredazioni dei Croati, che quattro mesi fa cacciammo con tanta gloria;
Per dar tempo ai bravi soldati dell’Esercito italiano, affranti dalle soverchie fatiche, di accorrere in nostro aiuto e prepararsi a nuovi scontri, rinforzati dalle riserve che già sono avviate al campo;
IL COMITATO DI PUBBLICA DIFESA
Decreta:
1. È proclamata la leva in massa di tutte le guardie nazionali mobilizzabili, cioè di tutti gli uomini atti a marciare, dagli anni 18 ai 40.
2. Ognuno che ha un fucile deve portarlo seco con tutte le munizioni che possedesse.
Quelli che non possono partire devono cederle a quelli che partono. Chi non ha armi marci cogli attrezzi da muover terra e spianare alberi, falci, scuri, vanghe, zappe ecc.
3. Dove le guardie nazionali sono costituite in compagnie e battaglioni organizzati, marceranno coi loro ufficiali, bandiere e tamburi. L’ufficiale o sottufficiale superiore in grado che si trova presente ne prende il comando.
4. Ove le guardie nazionali di un Comune non siano per anco organizzate coi rispettivi ufficiali, esse saranno guidate da chi verrà nominato dal Comitato della leva.
5. Ogni Comune dovrà fornire il pane per una settimana alle guardie nazionali che marciano, sia con armi, sia con utensili. Di più provvederà qualche carro che segua la spedizione.
6. I Deputati comunali, quando non vi sia danaro del Comune, provvederanno a cotesto approvigionamento mediante requisizione, contro rilascio di boni del corrispondente valore. La colpevole mancanza dei Deputati o dei loro sostituti in questo servizio sarà giudicata da un Consiglio di guerra.
7. Il parroco, il medico condotto e l’Ispettore di vigilanza, assistiti dall’Agente comunale, costituiranno il Comitato direttore della leva in massa.
8. Il Comitato munirà chi guida la colonna comunale mobilizzata di un foglio di scorta indicante il nome di tutti gl’individui che la compongono, non che il numero delle armi ed attrezzi. La colonna porterà il nome del Comune.
9. Ciascuna guardia nazionale mobilizzata percepirà trenta soldi al giorno ed i viveri.
La paga decorrerà dal giorno in cui comincerà la marcia. Il pagamento avrà luogo anche per gli arretrati al giungere ai luoghi di destinazione ai quali sono diretti, come abbasso.
10. Giunte al Comune di destinazione, le guardie nazionali saranno poste sotto gli ordini del comandante militare del posto e dell’ingegnere direttore, sia per prender parte ai lavori di fortificazione se non hanno armi, sia ai punti militari se ne hanno.
11. Non è obbligatorio alcun uniforme, e basterà che ciascun uomo porti una croce rossa al petto. Chi non avesse cappotti o tabarri porterà con sé una coperta di lana nel suo fardello.
12. Il servizio durerà pei pochi giorni del pericolo dell’invasione del territorio.
13. Dove in un Comune vi sia qualche medico disponibile, segua la sua colonna.
Nei Comuni in cui vi è più di un sacerdote, questi segua la sacra crociata.
14. La marcia comincerà non più tardi di ore ventiquattro dopo la pubblicazione del presente Decreto nel Comune, e sarà inaugurata dal suono a stormo delle campane, annunciatore ad un tempo di festa per un popolo ridestato al sacro entusiasmo della guerra nazionale, e di sterminio per il barbaro nemico.
Le destinazioni delle guardie nazionali mobilizzate sono regolate come segue:
gli abitanti dei distretti di Bellano, Introbbio, Canzo, Bellagio, Luino, Maccagno si porteranno a Lecco;
quelli dei distretti di Oggiono, Erba e Menaggio si porteranno ad Olginate;
quelli dei distretti di Como, Cantù, san Fedele e Porlezza si porteranno a Valgreghentino;
quelli dei distretti di Brivio, Appiano, Varese e Gavirate si porteranno a Brivio;
quelli dei distretti di Tradate, Missaglia, Angera, Cuvio ed Arcisate si porteranno ad Imbersago;
quelli dei distretti di Carate e Somma si porteranno a Paderno;
quelli dei distretti di Barlassina e Gallarate a Porto;
quelli dei distretti di Vimercate e Saronno a Colnago;
quelli dei distretti di Monza e Busto Arsizio a Trezzo;
quelli del distretto di Gorgonzola a Vaprio;
quelli dei distretti di Bollate e Cuggiono a Groppello;
quelli del distretto di Melzo a Cassano;
quelli del distretto di Milano ad Albigmano;
quelli del distretto di Corsico a Cornegliano;
quelli del distretto di Paullo a Comazzo;
quelli del distretto di Abbiategrasso a Mazzano;
quelli del distretto di Melegnano a Mignette;
quelli dei distretti di Rosate e Locate a Villa Pompeiana;
quelli del distretto di Binasco a Gargagnano;
quelli del distretto di Landriano e Pavia ad Arcagna;
quelli del distretto di Lodi a Lodi, quelli dei distretti di sant’Angelo, Belgioioso e Bereguardo a Cavenago;
quelli dei distretti di Borghetto, Casalpusterlengo e Corte Olona a Castiglione.
Pei lavori delle fortificazioni intorno a Milano, oltre gli uomini che vi sono già adoperati e che vengono dispensati dal correre alle armi, il Comitato di difesa chiamerà con ispeciali Decreti le colonne comunali che reputerà necessarie.
L’esecuzione del presente Decreto è raccomandata al patriottismo dei Comandanti della Guardia nazionale, ai Comitati d’armamento e mobilizzazione, non che ai medici condotti ed in ispecie all’esperimentato zelo del Clero.


Milano, 1° agosto 1848.
FANTI, Generale – MAESTRI – RESTELLI

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