Riordinamento dei Comuni

Riordinamento dei Comuni e della Rappresentanza comunale

20 luglio 1859.
IL REGIO COMMISSARIO STRAORDINARIO PER LE ROMAGNE
Visto il Manifesto del 15 luglio corrente, con cui fu ordinata la compilazione di una Legge elettorale per la formazione dei Consigli municipali, da quali dovranno poi costituirsi i Consigli provinciali e in fine una Rappresentanza centrale;
Vista l’urgenza;
Considerando che ad un ottimo ordinamento municipale si richiedono due essenziali condizioni: estender la base delle elezioni, e rendere il più che dall’Autorità si possa governativa; indipendenti i Comuni a Considerando che queste condizioni si trovano svolte ed applicate savia mente nella Legge del 51 gennaio 1849 della Commissione provvisoria di Governo degli Stati Romani;
Decreta l’ordinamento dei Municipii nel modo che segue:

TITOLO I. – Disposizioni fondamentali

Art. 1. È riconosciuto in ogni Comune il diritto primitivo ed imperscrittibile di reggere sé medesimo, amministrare e disporre delle cose comunali, conformandosi alle leggi generali di queste Provincie.
Art. 2. L’esercizio di tale diritto è governato dalla presente Legge fondamentale ed organizzatrice.
Art. 5. Tutti i Comuni, riconosciuti oggidì dalla legge, manterranno la propria esistenza e il territorio loro assegnato, salvo le eccezioni che fossero prescritte dal Governo.
Art. 4. La Legge del riparto territoriale statuirà sulla esistenza dei Comuni appodiati e su quella dei più piccoli Comuni.

TITOLO II. – Della Rappresentanza comunale

Art. 5. Ogni Municipio esercita i suoi diritti per mezzo di una Rappresentanza comunale eletta dal popolo.
Art. 6. La Rappresentanza comunale è costituita da un Consiglio e da un Magistrato.
Il potere deliberativo compete al Consiglio ed al Magistrato; l’esecutivo al Magistrato.
Art. 7. Il Magistrato si compone di Anziani e di un Capo che nelle città chiamasi Gonfaloniere e Priore negli altri Comuni. In Bologna gli Anziani prendono il nome di Conservatori; il Capo della Magistratura quello di Senatore.
Art. 8. Il numero dei Consiglieri e delle persone componenti la Magistratura è determinato come appresso:
1. Bologna ha sessanta Consiglieri ed una Magistratura di nove individui;
2. i Comuni che hanno una popolazione maggiore di 25 mila abitanti hanno quarantotto Consiglieri ed una Magistratura di nove individui;
3. quelli che eccedono i 15 mila abitanti sino ai 25 mila avranno trentasei Consiglieri ed una Magistratura composta di sette individui;
4. così oltre gli 8 mila sino ai 15 mila, ventiquattro Consiglieri ed una Magistratura composta di cinque individui;
5. oltre i 5 mila fino agli 8 mila, diciotto Consiglieri e cinque di Magistratura;
6, oltre i 2 mila fino ai 5 mila, quattordici Consiglieri, e tre di Magistratura;
7. e finalmente i Comuni che hanno una popolazione minore di duemila avranno dieci Consiglieri e tre di Magistratura; salvo che nel riparto si escluda ad un numero così ristretto la facoltà di esistere come Comunità indipendente.

TITOLO. III. – Della formazione della Rappresentanza comunale

Art. 9. Il Consiglio deliberante si forma col mezzo dell’elezione popolare nel seguente modo.
Art. 10. Si nomineranno dal popolo tanti individui quanti se ne richieggono e pel numero dei Consiglieri e per quello del Magistrato. Gli eletti sceglieranno fra loro il Gonfaloniere o Priore e gli Anziani.

§ 1. Degli Elettori
Art. 11. Tutti i cittadini, maggiori degli anni 21, sono elettori nel luogo o luoghi ove hanno domicilio ovvero possidenza.
Art. 12. I corpi morali possidenti sono pure essi elettori col mezzo del loro rispettivo preposto o amministratore, escluse le sole aggregazioni di donne.
Art. 13. Non sono elettori
1. gl’interdetti ed i falliti;
2. quelli che vivono di mercede giornaliera per opera manuale o meccanica, cioè di salario per opera servile e di elemosine;
3. tutti i lavoratori mezzadri e che non possiedono beni immobili;
4. i condannati per delitto infamante, e coloro che sono per tal delitto sotto inquisizione.

§ 2. Degli Eleggibili
Art. 14. Tutti gli elettori, maggiori di anni 25, sono eleggibili.
Art. 15. Sono esclusi
1. gli appaltatori comunali;
2. i salariati e stipendiati dal Municipio;
3. gl’impiegati politici che hanno diritto di requisire la forza pubblica.
Art. 16. Non possono far parte dello stesso Consiglio contemporaneamente più individui congiunti fra loro in linea retta. La stessa disposizione ha luogo se trattasi di più fratelli o di altri consanguinei fino al terzo grado inclusivamente della computazione civile;
tutte le volte però che vivano in comunione di famiglia.
Art. 17. Avvenendo la elezione simultanea dei mentovati nel precedente articolo, rimane incluso quegli che nella elezione ha riportato più voti: in caso di parità di suffragi, è preferito il maggiore di età.

TITOLO IV. Del modo di fare l’elezione del Consiglio

Art. 18. Il Magistrato locale deve compilare la lista degli elettori e degli eleggibili, contenente nome, cognome, paternità di ciascuno. Se l’eleggibile è possidente di fondi rustici e di urbani, sarà indicata nella lista tale di lui qualità. A questo effetto i Dicasteri sono tenuti somministrare alle Magistrature le necessarie nozioni di che fossero richiesti.
Art. 19. Le liste si affiggeranno alla porta esterna della Residenza comunale, alla porta della Chiesa parrocchiale nei villaggi che costituiscono le frazioni, ed inoltre in tutti i luoghi ove è solito affiggersi le leggi, per dar adito ai reclami di coloro che si credessero gravati o vi scorgessero delle eccezioni. Questa pubblicazione precederà di sei giorni quello stabilito per la riunione del Collegio elettorale.
Art. 20. Nel manifesto di pubblicazione dovrà farsi invito a ciascuno che avesse reclami a produrre di indirizzarsi perciò alle rispettive Magistrature comunali, indicando il giorno in cui spirerà il termine stabilito per reclamare.
Art. 21. Il tempo utile pei reclami sarà di giorni cinque continui, non compreso quello d’affissione.
Art. 22. Scorso il suddetto termine perentorio, le Magistrature entro giorni cinque, esaminati i reclami e fatta ragione a quelli che si riconoscono giusti, correggono le liste degli elettori e degli eleggibili; e trasmettono al Capo della Provincia i reclami reputati inammissibili, unitamente alle loro osservazioni ed ai documenti relativi.
Art. 23. Il Tribunale di prima istanza del Capoluogo, nel perentorio termine di giorni cinque, decide senza solennità di giudizio su i reclami avanzati per semplici memorie, e comunica indilatamente la sua decisione motivata alla Magistratura locale, la quale deve pubblicare immediatamente le liste elettorali a forma della emessa decisione.
Art. 24. Da tale decisione si potrà sempre appellare ai Tribunali superiori, senza però sospendere gli effetti del primo giudicato.
Art. 25. I termini pei reclami, stabiliti negli articoli precedenti, serviranno a ratificare i ruoli stabili degli elettori; ma per questa prima volta, attesa l’urgenza, non dovranno ritardare la pronta elezione.
Art. 26. Le liste elettorali si rinnovano in ogni biennio.
Art. 27. Il Magistrato con pubblico avviso, da affiggersi come all’articolo 19, indica il giorno ed il luogo della riunione del Collegio elettorale.
Art. 28. La riunione del Collegio elettorale viene annunziata dalla campana maggiore un’ora prima che abbia cominciamento.
Art. 29. Riunito il Collegio elettorale, qualunque sia il numero degli elettori intervenuti, procede alla nomina del Presidente, di uno o due Segretarii, e di due o quattro Squittinatori, secondo il bisogno e il numero degli elettori.
Art. 30. Questa nomina si eseguisce sotto la presidenza precaria del Capo della Magistratura e coll’opera pure precaria del Segretario e di quattro elettori scelti dallo stesso Capo della Magistratura, due dei quali fanno da Squittinatori e gli altri da Segretarii.
Art. 31. Nell’ora prescritta il Capo della Magistratura legge l’atto di convocazione e poscia fa l’appello nominale degli intervenuti onde procedere alla nomina 1° degli Squittinatori, 2° di uno o due Segretarii, 3° del Presidente del Collegio elettorale, da farsi con temporaneamente in tre urne distinte.
Art. 32. Per tale scelta degli Squittinatori ciascun elettore pone nell’urna la propria scheda, nella quale saranno stati scritti tanti nomi quanti sono gli Squittinatori da eleggersi. Lo stesso metodo si terrà per l’elezione dei Segretarii e del Presidente. Tal metodo.
si chiama scrutinio di lista.
Art. 33. Il Capo della Magistratura, chiusa la votazione, insieme agli Squittinatori riscontra le schede, ed i Segretarii ne registrano i nomi a mano a mano che quelle vengono lette dal Capo della Magistratura.
Art. 34. Quegli è eletto Squittinatore, Segretario o Presidente, che ha per quell’ufficio riportato maggiori voti.
Art. 35. Se alcuno avrà ottenuto la maggioranza per tutti e tre gli ufficii, sarà Presidente; se per gli altri due, tranne quello di Presidente, sarà Squittinatore; ed in questi casi sarà Segretario quegli che dopo lo Squittinatore avrà riportato maggiori voti.
Art. 36. Se il Presidente del Collegio sarà assente o si ricusi, sarà di pieno diritto Presidente quello Squittinatore che ebbe maggior numero di voti, e sarà ultimo Squittinatore quello che fra gli esclusi ebbe maggiori suffragi. Avrà luogo la stessa regola per l’assenza o rinuncia di qualcuno degli Squittinatori o Segretarii.
Art. 37. Compiuta la elezione agli uffici, vengono bruciate alla pubblica vista tutte le schede e si redige il relativo processo verbale firmato dal Capo della Magistratura e dai funzionarii che assistono all’adunanza; poscia i singoli funzionarii che formano la presidenza prendono il loro posto e, quando l’assemblea sia legalmente costituita, si procede subito alla elezione.
Art. 38. L’atto dell’elezione non è però valido se non vi ha partecipato un terzo almeno degli elettori.
Art. 39. In quel caso l’adunanza avrà luogo, senza bisogno d’invito, il giorno susseguente, e sarà sempre legale l’adunanza qualunque sia stato il numero degli intervenuti.
Art. 40. La destinazione della nuova adunanza viene notificata al pubblico né modi prescritti agli articoli 27 e 28.
Art. 41. La elezione procede per iscrutinio di lista. Ogni elettore scriverà in una scheda tanti nomi quanti sono gli eleggendi, ponendone almeno una metà della categoria dei possidenti, e depositerà nell’urna la sua scheda.
Se nella scheda si trovassero scritti dei nomi in quantità minore o maggiore della prescritta, ovvero fuori dell’albo degli eleggibili, nel primo e nel terzo caso s’intenderà che l’elettore abbia rinunziato rispettivamente al diritto di aggiungere i nomi mancanti e di nominare; nel secondo si escluderanno gli ultimi nomi eccedenti.
Art. 42. Passate sei ore dall’apertura della sessione, il Presidente dichiara chiusa la votazione e coll’assistenza degli Squittinatori procede allo spoglio ed alla regolare registrazione delle schede.
Art. 43. Compiuta la elezione senza reclami, le schede sono immediatamente bruciate. Se però, seduta stante, si avanzano reclami contro le operazioni dell’assemblea, le schede sono suggellate e rimesse al Capo della Provincia.
I reclami che si riferiscono ad irregolarità precedenti l’atto della seduta debbono proporsi entro tre giorni successivi.
Art. 44. Dopo questo termine ogni reclamo, o riguardi le operazioni dell’adunanza o gli atti antecedenti, sarà immediatamente inviato al Capo della Provincia per la decisione, osservato il disposto degli articoli 25 e 24, salvo però quanto viene ad urgenza stabilito nell’articolo 25.
Art. 45. Nessuno potrà considerarsi eletto se non avrà riportato il terzo almeno del suffragi.
Art. 46. Qualora niuno od alcuni soltanto avessero riportato il terzo dei voti, si farà luogo nel giorno seguente, se manca il tempo nel giorno stesso, ad un nuovo sperimento collo stesso metodo sopraccennato. Le schede conterranno tanti nomi quanti ne mancano per i Consiglieri da eleggersi, con obbligo però sempre di completare il numero dei Consiglieri possidenti. In questo secondo esperimento l’elezione seguirà a maggioranza relativa. Nel caso di parità di voti, si riterrà per eletto il più avanzato di età, e nel dubbio si deciderà colla sorte.
Art. 47. Il processo verbale della seduta si redige in due originali, che sono sottoscritti dai componenti la presidenza. Uno viene depositato nella Segreteria comunale, l’altro si trasmette al Capo della Provincia.
Art. 48. Ciascun elettore che interviene nell’adunanza deve essere munito di una polizza firmata dal Capo della Magistratura comunale, testificante la di lui qualifica di elettore.
Egli la presenta al Segretario, il quale ne scrive il nome e cognome in apposito registro. Chi non è munito della polizza deve certificare alla presidenza la sua persona ed ottenere la polizza mancante, altrimenti non ha ingresso nella sala.
Art. 49. E vietato agli elettori d’intervenire armati nel Collegio e di turbare in qualsiasi modo l’ordine e la quiete dell’adunanza. Così pure è vietato arringare gli eletti, promuovere quistioni, discutere e deliberare sopra qualsiasi materia.
Art. 50. Il diritto di elettore si esercita o personalmente o per via di mandatario, tanto nel luogo del proprio domicilio quanto nel luogo o luoghi ove si ha la possidenza.
Art. 51. Nei Comuni che hanno una popolazione maggiore di dieci mila abitanti, i Magistrati rispettivi potranno dividere il Collegio elettorale in più sezioni, nel qual caso formeranno tante liste degli elettori quante sono le sezioni. Il numero delle sezioni sarà proporzionato all’importare delle popolazioni. Si riterrà per eletto a Consigliere quegli che avrà la maggioranza collettiva delle sezioni, riconosciuta dalle rispettive presidenze riunite.

TITOLO. V. – Della elezione della Magistratura

Art. 52. Tutti gli eletti dal popolo si riuniranno non più tardi di giorni dieci per la scelta della Magistratura, sotto la presidenza del più provetto.
Le attuali Commissioni municipali intimeranno la riunione, destinandone il giorno ed il luogo.
Art. 53. Si procederà similmente per scrutinio di lista prima alla nomina del Capo della Magistratura, la quale si farà per mezzo di schede da depositarsi nell’urna, e quegli sarà l’eletto che avrà ottenuto la maggioranza assoluta dei suffragi. Si verrà di poi all’elezione degli Anziani collo stesso mezzo delle schede, nelle quali si scriveranno tanti nomi quanti sono gli Anziani da eleggersi, e la scelta seguirà del pari colla maggioranza assoluta.
Art. 54. Non rinvenendosi nella prima votazione la maggioranza assoluta prescritta per la elezione del Capo e degli Anziani, si rinnoverà lo scrutinio collo stesso metodo: e quante volte neppure in questo secondo esperimento si ottenesse la maggioranza richiesta, avrà luogo una terza votazione nella quale basterà per la elezione la maggioranza relativa. In caso di parità di voti, rimarrà eletto il più avanzato di età.
Art. 55. La priorità degli Anziani eletti sarà determinata dalla priorità della elezione o, se la elezione è avvenuta nello stesso scrutinio, dal maggior numero dei suffragi ottenuti: se questo fu uguale, dall’età maggiore.

TITOLO VI. – Della cessazione e rinnovazione dei Consiglieri e Magistrati

Art. 56. Cessa l’ufficio di Consigliere e Magistrato
1° dopo l’esercizio di due anni pel Capo della Magistratura, di quattro anni per i Consiglieri e gli Anziani;
2° colla rinunzia, accettata che sia dal Consiglio;
3° colla sopravvenuta incapacità ad essere elettore od eleggibile;
4° col mancare a tre Consigli consecutivi ovvero a sei interpolatamente senza giusti motivi, da giudicarsi dal Consiglio. In questo caso il colpito dalla legge verrà tolto nella prossima
nuova elezione del Consiglio dal numero degli eleggibili.
Art. 57. Dopo il primo anno si rinnoverà la quarta parte dei Consiglieri e degli Anziani, compresi quelli che mancano per morte civile o naturale, e la sorte deciderà quali dovranno uscire: cosi si farà nel secondo e terzo anno. In appresso la rinnovazione accadrà da sé, avuto riguardo all’anzianità.
Art. 58. Non è vietata la rielezione dei componenti il Consiglio e la Magistratura.
Art. 59. Mancando entro l’anno uno o più Consiglieri, essi verranno suppliti successivamente da quelli che nei Collegi elettorali ebbero più voti dopo gli eletti.
Nella mancanza entro l’anno di uno o più individui della Magistratura, i sostituiti dovranno scegliersi fra i Consiglieri di nomina ordinaria.

TITOLO VII. – Del Potere deliberativo

Art. 60. Il potere comunale è deliberativo ed esecutivo, e si esercita rispettivamente dal Consiglio e dal Magistrato.
Art. 61. Al Consiglio appartiene il potere deliberativo.
Art. 62. I limiti di tal potere sono determinati unicamente dai diritti degli altri Comuni e della Provincia, dalle leggi universali dello Stato, e da ciò che dispone la presente Legge organatrice. Entro questi limiti il potere deliberativo del Consiglio è assoluto e plenario sopra tutti gli oggetti relativi ai bisogni fisici e morali della municipale popolazione ed al suo territorio.
Il diritto bensì di decretare le imposte potrà, dopo l’esperienza di tre anni, venire limitato da una Legge nazionale che determini ed uniformi al sistema generale alcuni almeno degli oggetti della imposizione.
Art. 63. Il Municipio nomina i funzionarii e stipendiati del Comune o sulla proposta motivata del Magistrato o sulla petizione parimenti motivata di un quinto dell’intero Consiglio. Ha pure il diritto di rimuoverli libera mente, salvo all’escluso la facoltà di appellare alla Commissione amministrativa della Provincia.
Pendente il giudizio di appello, sarà nella libertà del Consiglio di sospendere o far continuare nell’esercizio i reclamanti secondo le circostanze.
Art. 64. Similmente il Consiglio ha il diritto di sindacare l’operato della Magistratura non solo col chiedere il conto, finita la gestione, ma anche coll’interpellarla sull’andamento dell’amministrazione.

TITOLO VIII. – Del Potere esecutivo

Art. 65. Al Magistrato spetta il potere esecutivo.
Art. 66. Quindi al Magistrato appartiene
1° la esecuzione dei Regolamenti risguardanti l’interesse comunale;
2° la esecuzione di tutte le risoluzioni consigliari;
5° la vigilanza sul buon andamento dell’azienda comunale.
Art. 67. Il Magistrato stipula tutti i contratti: dirige e sorveglia tutti i lavori: procura la esigenza delle tasse e di qualunque altra rendita comunale, e le eroga secondo le determinazioni del Consiglio a forma della tabella approvata.
Art. 68. Il Magistrato sopraintende alle strade, acque, stabilimenti ed altre proprietà comunali.
Art. 69. È incaricato della polizia amministrativa municipale, rustica ed urbana, e provvede alla pubblica incolumità. Al qual effetto, anche quando vi sia un Regolamento, per i casi da questo non contemplati potrà il Magistrato provvedere opportunamente.
Art. 70. Il Magistrato sorveglia i funzionarii e stipendiati del Comune, e può sospenderli dal loro ufficio per lo spazio non maggiore di giorni quindici allorché abbiano mancato al loro dovere.
Art. 71. Il Magistrato sta in giudizio a nome del Comune, ed ha la corrispondenza per gli affari del medesimo e per quelli che gli fossero dal Governo rimessi.
Art. 72. Il Magistrato tiene il registro dello stato civile per tutte le nascite, matrimonii e morti.
Art. 73. Eseguisce quanto gli viene commesso dai Regolamenti relativi alla Guardia nazionale.
Art. 74. Ed in genere il Magistrato eseguisce tutto ciò che gli viene per virtù di legge delegato dal Governo.
Art. 75. Ciascun individuo della Magistratura è responsabile del suo operato verso il Consiglio del Comune.

TITOLO IX. – Del Consiglio

Art. 76. Il Consiglio esercita il potere deliberativo per mezzo delle risoluzioni consigliari.
Art. 77. E legittimamente convocato dal Gonfaloniere o Priore, ed in loro mancanza dal primo Anziano che ne fa le veci.
Art. 78. Si raduna ordinariamente due volte all’anno pel preventivo e consuntivo; e straordinariamente tutte le volte che il Magistrato o un quinto dei Consiglieri lo creda opportuno.
Art. 79. E legittima la riunione consigliare allorché sono presenti due terzi almeno dei Consiglieri e della Magistratura.
Art. 80. Se nella prima chiamata non si ha il numero indicato nell’articolo precedente, non potrà prendersi alcuna deliberazione ma dovrà convocarsi il Consiglio per una seconda volta, ed in questo caso basterà l’intervento della metà; non riunendosi nella seconda chiamata la metà, avrà luogo una terza adunanza in cui le deliberazioni saranno valide, qualunque sia il numero degli intervenuti.
Art. 81. Il Consiglio è di diritto presieduto del Gonfaloniere o Priore o in loro vece dall’Anziano primo nell’ordine della elezione.
Art. 82. Le deliberazioni si fanno a maggioranza assoluta di voti: quando vi fosse la parità, si torna a discutere e votare di nuovo; se persiste la parità, il voto del Presidente prevale.
Art. 83. Di ogni riunione consigliare si fa il processo verbale dal Segretario o da chi ne sostiene le veci.
Art. 84. Questo deve contenere
1° i nomi dei Consiglieri intervenuti, e di quelli che durante l’adunanza si sono assentati;
2° tutte le materie proposte o trattate co’ loro motivi;
3° i pareri esternati dai Consiglieri;
4° i risultati delle votazioni, colla indicazione del numero de voti favorevoli e dei contrari.
Art. 85. Il processo verbale sarà letto all’assemblea e sottoscritto dal Capo della Magistratura che l’ha presieduta ed almeno da due Consiglieri.
Quando il processo verbale non possa compiersi nella stessa seduta, questa viene prorogata al giorno seguente, nel quale l’adunanza sarà legale, qualunque sia il numero degli intervenienti.
Art. 86. Se durante la sessione si assenta alcuno dal Consiglio, le risoluzioni saranno sempre valide purché vi resti la metà dei Consiglieri, e prendano parte alla votazione.
Art. 87. Ogni Consigliere deve personalmente intervenire alle adunanze consigliari.
Art. 88. I Consigli sono convocati con biglietto d’invito che si trasmette al domicilio di ciascun Consigliere cinque giorni prima dell’adunanza;
nell’invito vengono indicati gli oggetti da discutersi.
Trattandosi della seconda o terza chiamata, l’invito può esser trasmesso 24 ore innanzi all’ora destinata per la riunione.
Si potrà anche nel primo invito avvertire del giorno in cui avranno luogo le nuove convocazioni in caso che per difetto di numero non avesse luogo la prima.
Art. 89. Egual termine è sufficiente nei casi d’urgenza; ed in questi, qualunque sia il numero degli intervenienti, l’adunanza è legale e può deliberare, dichiarati i motivi d’urgenza.
È data facoltà ad un quinto dei Consiglieri, che non riconosca l’urgenza, di appellare in devolutivo dalle consigliari deliberazioni alla Commissione amministrativa provinciale con una memoria in iscritto contenente i motivi della appellazione.
Art. 90. Non si possono discutere in Consiglio oggetti che non siano espressi nell’invito.
Art. 91. Il voto sarà sempre segreto, e questo viene dato o per mezzo di scheda o di pallottole nell’urna.
Nelle materie non gravi però può votarsi per levata e seduta, quando la maggioranza non dichiari parimenti per mezzo di levata e seduta il contrario.
Art. 92. L’iniziativa di una proposta compete tanto al Magistrato quanto ai Consiglieri.
Art. 93. Il Consiglio, allorché l’entità dell’affare lo richiede, può deputare dal suo seno una Commissione perché prenda in maturo esame la cosa e ne faccia quindi rapporto al l’intero Consiglio. Può rimettere la nomina della Commissione, se vuole, al Magistrato o al solo Presidente.
Art. 94. Nelle discussioni le adunanze consigliari osserveranno tutte quelle regole che sono praticate dagli altri Corpi deliberativi.
Art. 95. E proibito entrare nella sala del Consiglio con armi d’ogni specie:
sono proibite le minaccie e qualsivoglia meno decente ed inurbana espressione che possa turbare l’ordine ed offendere la convenienza altrui.
Art. 96. Il Presidente del Consiglio ha la polizia della adunanza, e potrà farsi sussidiare dalla forza pubblica.
Art. 97. Allorché ne Consigli si tratterà di un affare di interesse di un Consigliere o di un di lui congiunto o affine in linea retta o trasversale, fino al terzo grado inclusivamente della computazione civile, dovrà quegli assentarsi dal Consiglio durante la relativa discussione e deliberazione.

TITOLO X. – Del Magistrato

Art. 98. Il potere esecutivo si esercita dal Magistrato riunito collegialmente sotto la presidenza e direzione del Capo della Magistratura, e in mancanza sua di un Anziano per ordine di nomina.
Art. 99. Gli Anziani hanno anch’essi il voto deliberativo insieme al Gonfaloniere o Priore. Il primo di essi supplisce in mancanza nelle funzioni di questo.
Art. 100. Le determinazioni sono prese dal Magistrato a maggioranza di voti. In caso di parità, si rinnova la votazione: se la parità persiste, prevale il parere del Presidente.
Art. 101. Il Gonfaloniere capo convoca il Magistrato e stabilisce le adunanze periodiche. Sono valide le risoluzioni, qualunque sia il numero degli intervenuti.
Art. 102. Di ogni adunanza si redige il processo verbale colle norme stabilite per le riunioni consigliari, che dovrà conservarsi nell’archivio degli atti del Magistrato.
Art. 103. Il Capo della Magistratura rappresenta il Municipio in giudizio, nella corrispondenza e nella stipulazione dei contratti.
Art. 104. Le notificazioni però e regolamenti interni, come gli ordini di pagamento, saranno firmati dal Gonfaloniere o Priore, da uno almeno degli Anziani, e dal Segretario. Se il Municipio ha un ragioniere, i mandati di pagamento dovranno contenerne la firma. In mancanza del Gonfaloniere o Priore, si richiederà la firma di un altro Anziano. Negli ordini e mandati di pagamento si dovrà indicare il titolo della tabella preventiva a cui si riferiscono. Sono soltanto eccettuati casi d’urgenza, nei quali la Magistratura ha la facoltà di ordinare una spesa istantaneamente necessaria, dandone conto al Consiglio nella prossima convocazione del medesimo.
Art. 105. In ogni anno dovrà il Magistrato render conto della sua gestione al Consiglio.
Art. 106. Il Magistrato conserva quegli onori e distintivi dei quali ora gode, tanto in Bologna quanto altrove.

TITOLO XI. – Della dipendenza dei Municipii

Art. 107. Affinché la libertà municipale sia coordinata all’unità dello Stato e non possa cadere in dannosi eccessi, i Municipii hanno in alcuni casi una dipendenza dal Governo.
Art. 108. Perciò di ogni risoluzione o atto consigliare deve il Municipio dare comunicazione all’Intendente della Provincia, rimettendogli copia di ogni verbale.
Art. 109. Tale comunicazione però non darà all’Intendente alcuna facoltà di censurare la deliberazione consigliare né di apportarvi alcuna correzione, tranne il caso in cui si fosse dal Consiglio nella sua risoluzione contravvenuto alla Legge costitutiva dei Municipii ovvero si fossero violate le leggi universali dello Stato; nei quali casi può l’Intendente annullare in tutto o in parte l’atto o deliberazione consigliare, adducendo i motivi della nullità: salvo al Municipio il diritto di ricorrere contro questo decreto al Consiglio di Stato, la cui decisione sarà inappellabile.
Art. 110. L’Intendente nel termine di cinque giorni dalla comunicazione dell’atto consigliare dovrà emanare, qualora abbia luogo, il suo giudizio di nullità; scorso il qual termine e non partecipandosi al Municipio dall’Autorità governativa alcun decreto, l’atto consigliare si intende valido ed eseguibile. Nei casi d’urgenza sarà cura dell’Intendente dichiarare immediatamente al Municipio l’approvazione o disapprovazione dell’atto consigliare.
Art. 111. L’Intendente, giudicando gravemente dannosa una risoluzione consigliare, ha facoltà di sospenderne l’esecuzione: il che dovrà egli dichiarare nel termine di cinque giorni dalla comunicazione del processo verbale. Il Municipio deve trasmettere copia del processo verbale dell’atto consigliare alla Commissione amministrativa della Provincia nei soli casi nei quali la risoluzione risguardi
1° l’alienazione dei beni comunitativi; 2° la creazione di debiti a carico del Comune; 3° l’imposizione di nuove tasse o aumenti delle già esistenti; 4° una spesa straordinaria che assorbisca il quinto, risultante dall’introito totale del preventivo dell’anno antecedente.
Art. 112. Dichiarata la sospensione, se il superiore Governo in termine di 15 giorni non la conferma, si avrà per non avvenuta. Se la sospensione cade sopra materia di somma urgenza, e ciò nonostante l’Intendente non creda di arbitrarsi a levarla, dovrà l’Intendente stesso sollecitare al più possibile la superiore determinazione.
Art. 113. La sospensione del Governo deve essere sempre ed in ogni caso accompagnata dalla manifestazione in iscritto dei motivi e dalla raccomandazione o di revocare o di modificare la risoluzione.
Art. 114. Dopo scorsi tre mesi dal l’atto della sospensione, può la proposta della risoluzione consigliare venir riprodotta secondo le forme consuete.
Art. 115. Se detta proposta ottiene di nuovo la maggioranza di suffragi e il Governo mantiene la sospensione, il Consiglio municipale dovrà aspettare altri tre mesi per avere facoltà di deliberare la terza volta sull’oggetto medesimo.
Art. 116. Ottenendo la proposizione per la terza volta la maggioranza dei suffragi, ogni impedimento è tolto se nel termine di quindici giorni il Governo non dichiari voler sottoporre la proposizione medesima al giudizio definitivo della Rappresentanza centrale e per ora del Consiglio di Stato; il che farà immediatamente eseguire qualora i Consigli siano adunati, ed essendo sciolti, farallo appena vengano riconvocati.
Art. 117. Qualora la proposizione non sia riprodotta nei due trimestri con termini identici ma più o meno modificata o cangiata, e insorga questione se sia o no identica e se le modificazioni introdotte siano sostanziali od accidentali, il giudizio sarà rimesso da ambedue le parti al Consiglio di Stato, il quale pronuncierà senza appello.
Art. 118. In caso di appello alla Commissione amministrativa della Provincia, avanzato dai funzionarii esclusi dal Comune, la detta Commissione potrà sospendere la risoluzione del Consiglio, la quale, mantenendosi ferma per altre due votazioni, fatte a di stanza di tre mesi l’una dall’altra, avrà il suo pieno corso ed effetto.
Art. 119. La revisione dei Regolamenti municipali entro i limiti designati all’articolo 111 spetterà esclusivamente al Consiglio di Stato.

TITOLO XII. – Dei Funzionarii del Comune

Art. 120. Ogni Comune ha presso di sé quel numero di impiegati che crede necessario per il buon andamento dei suoi interessi.
Art. 121. E in libertà del Comune lo stabilire i requisiti necessarii per l’ammissione agli impieghi comunitativi. Non potranno però i medici e cerusici, i flebotomi, le ostetrici, gl’ingegneri o architetti, ed i maestri di scuola essere nominati se non avranno quei gradi e quelle matricole che secondo le leggi vigenti si richieggono per esercitare tali professioni.
Art. 122. La nomina degli impiegati sarà fatta dal Comune nel Consiglio a maggioranza assoluta.
Art. 123. L’esattore o cassiere e depositario comunale e chiunque altro ha parte nell’esigenza delle rendite e tasse del Comune non potranno essere eletti se, oltre ai requisiti di onestà e abilità, non prestino una idonea e proporzionata cauzione.

TITOLO XIII. Regole sull’amministrazione del Comune

Art. 124. Non potrà il Municipio stipulare qualsivoglia contratto prescindendo dalle norme in osservanza per i Comuni.
Art. 125. In ogni anno, non più tardi della metà del mese di settembre, dovrà dal Magistrato essere compilata di conformità colle module generali e pubblicata la tabella del preventivo che deve servir di norma per la gestione del futuro anno.
Art. 126. L’approvazione o la modificazione di detta tabella dipenderà dalla risoluzione del Consiglio presa a maggioranza assoluta di voti. Ciascuna spesa dovrà subire in Consiglio, separatamente dall’altra, la prova dello scrutinio dopo la relativa discussione.
Art. 127. Le tasse e sovrimposte dovranno pure essere singolarmente una per una deliberate.
Art. 128. Dentro il mese di febbraio di ciascun anno dovrà esibirsi dal Consiglio il rendimento dei conti dell’amministrazione dell’anno decorso e quello della cassa ritenuta dall’esattore o cassiere comunale per deputare i sindacatori i quali si occupino del sindicato e nel termine di giorni quindici riferiscano al Consiglio il loro parere sopra le singole partite.
Art. 129. Tanto le tabelle preventive quanto i rendiconti dovranno essere pubblicati almeno quindici giorni innanzi all’adunanza consigliare. Ad ogni cittadino sarà libero presentare inscritto al Consiglio le proprie osservazioni.

TITOLO XIV. – Dei Comuni appodiati

Art. 130. I luoghi attualmente appodiati hanno un Sindaco, due Anziani e quattro Consiglieri.
Art. 131. Le risoluzioni consigliari di detti luoghi si trasmettono al Magistrato del Comune cui sono appodiati, che nel termine di cinque giorni le ritorna con le sue osservazioni.
Nel caso che dette osservazioni siano contrarie alle risoluzioni, si osserverà il disposto degli articoli 111 e 112.

TITOLO XV. – Disposizioni transitorie

Art. 132. La presente Legge ha stabilito le norme generali e fondamentali dell’ordinamento municipale: quanto alle particolarità secondarie si provvederà con Leggi supplementarie a suo tempo e dopo i lumi dello sperimento dell’attuale riforma.
Art. 133. Entro dieci giorni dalla pubblicazione di questa Legge, la Rappresentanza comunale esistente dovrà aver compilate le liste elettorali.

Fatto in pieno Consiglio, Bologna il 20 luglio 1859.
Pel Regio Commissario Straordinario
Il Colonnello FALICON
Il Gerente la Sezione delle Finanze
GIOACHINO NAPOLEONE PEPOLI
Il Gerente la Sezione dell’Interno e di pubblica Sicurezza
A. MONTANARI
Il Gerente la Sezione dei Lavori Pubblici e per interim di Grazia e Giustizia
IPPOLITO GAMBA
Il Gerente la Sezione di pubblica Beneficenza
CESARE ALBICINI

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