Adesione di Parma, Piacenza e Modena al Regno di Sardegna

Testo del documento della delegazione di Parma, Piacenza e Modena che presenta l’adesione al Regno di

Per approfondire: Cronologia di Modena Dal 1815 ai giorni nostri

Categoria: Risorgimento

Sardegna, il 13 settembre 1859 a Torino, e risposta del re

Maestà,
Al Capo Augusto dell’eroica Famiglia di Savoia, Vindice della libertà, al lealissimo de’ Monarchi non si conveniva per fermo altro omaggio di questo che recano appiè del Trono riverenti e commossi i Rappresentanti del popolo delle provincie di Parma e Piacenza, a cui ho l’onore di procedere: dico la piena unanimità dei voli dell’Assemblea Nazionale che dall’urna uscirono senza macchia.
Ardente era ed antico il desiderio di porre, come facciamo oggi confidentissimi, nelle vostre mani integerrime i nostri destini in pace e in guerra.
Ma voi disdegnate le incivili conquiste, alla conquista degli animi aspiraste e l’avete ottenuta, o Sire, colla rettitudine e col valore.
Oh questa è vera gloria ! che glorioso e caro suona su tutte le labbra, come in tutti i cuori il nome di Vittorio Emanuele; bramosi che siam tutti di crescere riputazione e stato al Re guerriero che fece balenare alle italiche menti l’alta speranza di una patria grande, forte, libera, indipendente.

S. M. il Re rispondeva:
Le popolazioni di Modena e di Parma, li bere di sé stesse, hanno confermato con solenne unanimità di volere quei voti che or sono undici anni, avevano in pari condizioni espresso all’Augusto mio Genitore.
lo sento vivamente nell’animo questa dimostrazione di affetto ed accolgo i voti dei popoli di cui voi, o signori, siete gl’interpreti verso di me, come una novella manifestazione del loro fermo proposito di sottrarre il natio paese alle dolorose conseguenze della soggezione straniera.
Per raggiungere questo generoso intento, niun mezzo ravvisaste più acconcio di quello di collegare i vostri coi destini del mio Regno, innalzando cosi una barriera che assicuri all’Italia il possedimento di sè stessa.
Mentre come Principe Italiano ve ne ringrazio in nome mio ed in nome dei miei popoli, voi già comprendete con quali modi io debba procurare l’adempimento del vostro voto.
Valendomi dei diritti che mi sono conferiti dalle vostre deliberazioni, io non falliró al debito di propugnare innanzi alle Grandi Potenze la giusta e la nobile vostra causa.
Confidale, o signori, nel senno dell’Europa, confidate nell’efficace patrocinio dell’Imperatore Napoleone che, capitanando le invitte legioni di Francia,combatté vittoriosamente pel riscatto d’Italia.
L’Europa ha già riconosciuto ad altri po poli il diritto di provvedere alla propria sicurezza coll’elezione di un Governo che ne tuteli la libertà e’l’indipendenza.
Essa non sarà, io lo spero, né meno giusta, né meno generosa verso queste italiane provincie che nulla chiedono fuorché di essere governate colle leggi di quella monarchia temperata e nazionale a cui già sono unite per la giacitura geografica e per la comunanza di stirpe e d’interessi.
Io non vi dirò di perseverare concordi nell’intrapresa via: il voto che le vostre Assemblee hanno rinnovalo e i soldati volontari che nel giorno delle battaglie mandaste numerosi sotto le mie insegne resero testimonianza che nei popoli di Modena e di Parma la fermezza nei propositi è virtù provata e suggellala col sangue.
Ben mi congratulerò con voi dell’ordine e della civile moderazione di cui pergesue cosi splendido esempio, voi pure avete dimostrato all’Europa che gl’Italiani sanno governare se stessi e sono degni di essere cittadini di una libera nazione.
Farini ordinò le cose con tanto accorgi mento, con tanta sapienza, con tanto patriottismo, che l’unione dei Ducati era già un fatto compiuto prima che le grandi potenze ne avessero riconosciuto il diritto. Farini aveva abolito le barriere doganali ed estesa ai Ducati la legge Sarda; stabilita una sola posta affinché le corrispondenze potessero circolare senza incagli da Parma a Firenze, da Torino a Bologna. L’Europa colpila da tale spelta colo contemplava con ammirazione l’andamento maestoso e tranquillo delle cose ila liane. L’Austria fremeva e non poteva intervenire; la Francia accigliata rompeva in querele, strepitava, ma le era caro di non poter turbare un tanto progresso di civiltà, di fratellanza e di concordia.
Finalmente sul principio del 1860 un nuovo, un supremo plebiscito dei popoli del Ducato di Toscana, Parma, Modena, delle Romagne, mediante il suffragio universale suggello indissolubilmente la tanto sospirala unione. La forza degli avvenimenti, il volere della Provvidenza, la virtù dei popoli e dei loro reggitori ebbero un compiuto trionfo. L’Inghilterra aveva fallo la proposta di questo voto perentorio degl’Italiani per costituirsi in una sola nazione, la Francia vi aderì segretamente, e si assunse l’incarico di persuadere all’Austria che la clausola del trattato di Villafranca sul ristabilimento dei principi spodestali era impossibile ad eseguirsi.
Cosi il voto di unione di Piacenza fu ripetutamente confermato dai cittadini e dai rappresentanti, pienissimo e mirabile, consenso della mente e del cuore di un popolo in forti e generosi propositi di libertà, d’indipendenza e d’unione.

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